Nuova legge per gli educatori

200mila educatori e pedagogisti hanno il riconoscimento della loro professione, con una distinzione fra educatore professionale socio-sanitario e educatore professionale socio-pedagogico

Ecco alcuni spunti dal sito vita.it

Educatori e pedagogisti hanno il riconoscimento delle loro professioni. I contenuti della legge “Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista” sono diventati infatti un emendamento alla legge di Bilancio che dopo il via libera nella notte da parte della Commissione Bilancio della Camera approderà oggi in Aula. Nei giorni scorsi in Commissione Bilancio del Senato era stata chiesta la sede deliberante per il disegno di legge n. 2443, il cui esame in sede referente era stato concluso la settimana scorsa: «il Ministero della salute ha manifestato un orientamento articolato sul testo approvato a suo tempo dalla Camera dei deputati e non modificato dal Senato, che non era affatto previsto», ha spiegato in Commissione V il presidente Andrea Marcucci. «Io stessa ho presentato emendamenti in sede referente per migliorare il testo licenziato dalla Camera dei Deputati, poi ritirati per consentire l’approvazione rapida evitando una terza lettura. La proposta presentata alla Camera dei Deputati al disegno di legge di bilancio può superare alcuni passaggi meno chiari dell’articolato. Laddove non fosse approvato il suddetto emendamento al disegno di legge di bilancio, si cercherà un accordo con il Ministro della salute», ha detto la relatrice Francesca Puglisi.

Ecco quindi che ad oggi in legge di Bilancio ci saranno alcuni articolo dopo il comma 115, per riconoscere, precisare e valorizzare il ruolo di educatori e pedagogisti.

Il comma 115-bis definisce le figure professionali di educatore professionale socio-sanitario, educatore professionale socio-pedagogico e pedagogista e traccia la loro formazione. In sintesi, all’educatore professionale socio-sanitario continuano ad applicarsi le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 8 ottobre 1998, n. 520. L’esercizio della professione di educatore professionale socio-pedagogico è subordinato al conseguimento della qualifica attribuita a seguito del rilascio del diploma di un corso di laurea della classe di laurea L-19 Scienze dell’educazione e della formazione e la qualifica di educatore professionale socio-sanitario è attribuita a seguito del rilascio del diploma di laurea abilitante di un corso di laurea della classe L/SNT2 delle professioni sanitarie della riabilitazione. La qualifica di pedagogista è attribuita a seguito del rilascio di un diploma di laurea abilitante nelle classi di laurea magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi, LM-57 Scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua, LM-85 Scienze pedagogiche o LM-93 Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education.

Il comma 115-ter definisce i servizi in cui educatore professionale socio-pedagogico e pedagogista operano. Il comma 115-quater/quinquies/sexties disciplinano la fase transitoria: possono acquisire la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, previo superamento di un corso intensivo di formazione per complessivi 60 crediti, da svolgersi presso le università, anche tramite la formazione a distanza, coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono in possesso determinati requisiti e intraprendono i corsi intensivi entro tre anni. Acquisiscono direttamente la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato negli ambiti professionali definiti dalla legge e abbiano almeno cinquanta anni di età e dieci anni di servizio oppure almeno venti anni di servizio. Chi ha svolto l’attività documentata di educatore per un periodo minimo di dodici mesi, anche non continuativi, può continuare ad esercitare l’attività di educatore ma non può avvalersi della qualifica di «educatore professionale socio-pedagogico»: tuttavia il mancato possesso della qualifica di «educatore professionale socio-pedagogico» o di «educatore professionale socio-sanitario» non può costituire, direttamente o indirettamente, motivo per la risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

«Cnca Lombardia esprime soddisfazione per l’approvazione del ddl 2443, che riconosce dopo tanti anni la professionalità di oltre 200mila lavoratori», afferma Paolo Tartaglione, referente Infazia, Adolescenza e Famiglie del CNCA Lombardia. «Siamo grati all’on. Vanna Iori, che ha perseguito questo obiettivo con grande determinazione, e a tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato. Ci aspettiamo che in sede di decreti attuativi vengano posti alla Legge i correttivi proposti da CNCA in relazione alle modalità di ‘regolarizzazione’ di educatori e pedagogisti che lavorano da anni con grande professionalità». Il CNCA infatti, che ancora nei giorni scorsi aveva chiesto una rapida approvazione del ddl, entro questa legistlatura, ha più volte segnalato alcune criticità, auspicandone la correzione in sede di Decreti Attuativi. «La legge è ampiamente perfettibile ma è molto importante che il riconoscimento sia finalmente arrivato: da troppi anni queste professioni esistono senza un riconoscimento, che è una tutela per gli operatori ma anche per gli utenti», conclude Tartaglione.

Per Vanna Iori, deputata Pd, prima firmataria della legge, «per la prima volta in Italia si mette ordine nella confusione normativa, stabilendo l’obbligatorietà della laurea per esercitare queste professioni: educatori, infatti, non ci si improvvisa ed è al contrario necessaria un’adeguata preparazione e formazione. La laurea non è una garanzia sufficiente, perché sono necessarie anche passione e intelligenza emotiva, ma sicuramente acquisire le competenze di base per il delicato compito educativo è un requisito indispensabile. Con questa legge si potranno sanare quelle situazioni di precarietà professionale e sociale e ridare dignità culturale e sociale del lavoro educativo: risposte formative che i grandi cambiamenti sociali richiedono».

Articolo da vita.it

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